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FAQ - Domande e Risposte
Esperienze traumatiche

cosa capita alle persone che vivono un trauma


Il trauma negli adulti



Quando perdiamo una persona cara o si viene coinvolti in un evento al di fuori della consueta esperienza umana (per esempio una violenza sessuale, un'aggressione, un terremoto, un grave incidente stradale), quasi tutti sperimentiamo delle reazioni inusuali. E' naturale che un evento particolarmente stressante   provochi queste reazioni, soprattutto se si tratta di un evento che evocherebbe  sintomi di malessere significativi in qualsiasi individuo qualora questi vi fosse esposto. Cambiamenti nel comportamento della persona che ha subito il trauma  non sono un segnale di debolezza o di malattia mentale. E' importante essere consapevoli che questi cambiamenti sono normali.

In genere, subito dopo il trauma,  sentiamo che i pensieri legati all'evento sono più tollerabili se parliamo di quanto è successo. Parlare con gli altri è un sollievo. Molte persone riescono a superare questo momento difficile da sole, con l'aiuto della famiglia e degli amici e ritornare gradualmente alla vita normale di tutti i giorni. A questo punto si crea la distanza giusta tra noi e l'evento traumatico. Alcuni eventi però influiscono sulla nostra vita in tal modo che il parlarne con un professionista può essere una soluzione necessaria ed efficace.

A molte persone che hanno subito un atto di violenza (rapina, scippo, atto terroristico, stupro  ...)  può succedere, a volte dopo alcuni mesi o un anno dall'evento, di avere risposte di esagerata paura, di allarme, di ipereccitazione nervosa, quando sono sole per la strada o incontrano persone che assomigliano per qualche aspetto all'aggressore. L'aggressione diventa una esperienza sconvolgente che produce all'interno, anche a distanza di molto tempo,  ansia e agitazione.


Dopo il trauma ci si può sentire cambiati

Alcuni avvertono di sentirsi profondamente mutati, di non essere come prima di aver subito violenza
: come se l' esperienza inaspettata avesse introdotto un cambiamento nel proprio essere. Il sentimento di essere stati danneggiati in modo irreparabile sussiste anche se non vi sono state conseguenze fisiche rilevanti.

Questa reazione è tipica del disturbo post traumatico da stress, che produce una serie di sintomi psicologici, psichiatrici e fisici specifici che possono compromettere anche  gravemente la capacità di avere relazioni sociali soddisfacenti, di lavorare, di vivere.

Non sempre vi è una reazione post traumatica: ogni soggetto reagisce in modi differenti, a seconda della particolarità dell'evento e della sua struttura di personalità, alle aggressioni.

La possibilità che si instauri il disturbo è legata alla gravità dell'evento, al fatto di viverlo  come evento minaccioso per la vita, associarlo alla paura di morire o di perdere la propria integrità fisica, ad una sensazione di assoluta impotenza, ad una scarsa capacità di reazione della vittima, all'accoglienza che la persona riceve da chi la circonda. Si può instaurare un disturbo di tipo traumatico  quando viene minata la fiducia e la sicurezza nelle relazioni umane, quando prevale  la sensazione di orrore e di essere inerme: la capacità di produrre stress è aumentata  al fatto che l'evento è ideato e attuato volontariamente da una persona.

Quando si ascolta una persona che ha vissuto un evento traumatico si nota che questa persona tende a rivivere continuamente l'evento traumatico.

Un esempio

Ad esempio una donna aggredita aveva ricordi ricorrenti ed intrusivi dell' evento traumatico, sognava sovente che la drammatica situazione si ripetesse, sentiva forte batticuore ed agitazione a uscire di casa da sola. L' ansia e il disagio psichico  aumentavano se lei si trovava nel luogo dove era avvenuta l'aggressione. La signora raccontava di avere una notevole reattività fisiologica (ansia, paura, tremito, stato di eccitazione nervosa) non presente prima del trauma, oltre ad una certa difficoltà ad addormentarsi. D'altra parte questa persona compiva un continuo tentativo per evitare  gli   stimoli associati al  trauma, nel senso che si sforzava volontariamente di evitare pensieri, sentimenti o conversazioni che lo  riguardavano, e così pure persone, situazioni, attività che potevano esservi associate. Questo condizionava la capacità di ricordare fatti importanti legati all'aggressione traumatica.

Questo sforzo costante di tenere a bada i ricordi angoscianti  porta, nei soggetti traumatizzati, a una riduzione della reattività verso il mondo esterno  viene chiamata "paralisi psichica" o "anestesia emozionale" che può generare una marcata riduzione  dell'interesse o della partecipazione ad attività precedentemente piacevoli o della capacità di provare emozioni o interesse o amore nei confronti degli altri.

Negli adulti che hanno un disturbo di natura post- traumatica vi è sovente un  senso di diminuzione delle prospettive future (non aspettarsi niente di buono dal futuro, di avere figli, un lavoro, una normale durata di vita). A volte queste persone fanno uso di alcool, di sostanze psicoattive (eroina, allucinogeni) per riuscire a non pensare.


A volte anche un evento non particolarmente drammatico può diventare un trauma

Ci possono essere gravi sintomatologie post traumatiche in presenza di fattori di stress che a noi possono sembrare di modesta entità.
Ci può essere un piccolo evento che scatena un grande trauma.
Ci sono soggetti che reagiscono con sintomi allarmanti anche di fronte a eventi non drammatici; questo può dipendere da due fattori:

  Sono soggetti che hanno un alto grado di vulnerabilità psicologica

  Sono soggetti che attribuiscono un grande valore all'evento

Alcune persone, più vulnerabili, possono vivere una aggressione come un grave attacco all'integrità del proprio Sé e di conseguenza sentire un intenso vissuto di impotenza, di inermità, una minaccia di annientamento e di perdita di controllo.

Un esempio

Una ragazza a 19 anni subisce una molestia sessuale da uno sconosciuto: l'uomo la ferma, si presenta come un regista che le deve fare un provino, poi la bacia, la tocca sempre dicendole che se lei reciterà bene lui la assumerà come attrice: alla fine le dà dei soldi.
La ragazza, dopo alcuni mesi dall'evento, scatena una sindrome post traumatica: ha attacchi di panico, incubi nei quali rivede se stessa con quell'uomo, ha molta paura ad uscire di sola, non riesce più a recarsi al lavoro, lascia il fidanzato, si allontana dalle amiche.
Lei è un soggetto fragile, proveniente da una situazione famigliare difficile e frustrante, i suoi genitori fin dalla sua infanzia litigano furiosamente e poi si rappacificano facendo sesso davanti a lei. In famiglia ha assistito continuamente alla violenza, imparando a far finta di non accorgersi di quanto succedeva intorno a lei. Nella sua mente si era instaurato una sorta di allarme permanente che ha  portato a un blocco del pensiero: per sopravvivere non mi devo accorgere, per reggere la sofferenza faccio finta di niente.
La molestia sessuale è traumatica perché la riporta a questa modalità negativa che lei ha appreso nella sua infanzia: sta zitta, non protestare, aspetta che passi.
Il trauma  ha sopraffatto il normale sistema che un soggetto può utilizzare per fronteggiare gli eventi spiacevoli, per difendersi da essi e per integrarli, attribuendo un significato.
La ragazza intraprende uno sforzo costante per tenere a bada il ricordo angosciante e sviluppa una sorta di  "paralisi psichica" che riduce l'interesse alla vita sociale e lavorativa, e diminuisce drasticamente le prospettive: non  si aspetta più niente di buono dal futuro.


Di cosa abbiamo bisogno quando subiamo un'esperienza traumatica?

   1. Avere una persona a cui parlare dei propri pensieri e sentimenti.
   2. E' importante considerare il fatto di aver bisogno di un aiuto di una persona di fiducia per superare il momento.
   3. Cercare di mantenere la routine quotidiana, per esempio tornare al lavoro al più presto, anche se la capacità lavorativa sarà ridotta perché ci si stanca facilmente.
   4. Essere consapevoli che, anche se le reazioni e le emozioni sono forti, questo è normale.
   5. Darsi il tempo necessario per riguadagnare le proprie forze.


Le reazioni durante e dopo l'incidente, che in realtà proteggono da un crollo psicologico, sono:

    * Senso di irrealtà - cambia la nozione del tempo. Si ha la sensazione di essere dentro  un film, al rallentatore, dove i sensi sono acutizzati per fare una rapida valutazione dei pericoli della situazione, cercando delle vie d'uscita o altre soluzioni. L'intorno subito dopo sembra irreale e irrilevante, come stare dentro una gabbia di vetro o in mezzo ad un incubo.
    * Reazioni fisiche- E' normale la tachicardia e il senso di nausea. In genere si sente caldo o freddo, oppure paura di stare da solo, bisogno di vicinanza, di un supporto e aiuto concreto


Alcune delle reazioni successive all'evento:

    * Pensieri intrusivi - Arrivano involontariamente pensieri, ricordi e immagini su quello che è successo. Compaiono soprattutto in momenti di rilassamento, per es. prima di dormire e si accompagnano di un senso di disagio.
    * Problemi di sonno - In genere il sonno è leggero, ci si sveglia spesso, si hanno degli incubi o sogni ricorrenti dell'evento.
    * Associazione con altri stimoli - E' comune che alcuni stimoli ambientali, persone o situazioni richiamino l'evento in modo involontario.   Questo è dovuto al fatto che l'e- vento viene associato ad altri fattori che provocano un certo malessere o ansia. Ovviamente lo stimolo da solo, se non venisse associato all'evento traumatico, non generebbe alcun disagio.
    * Difficoltà di concentrazione - Poca concentrazione in attività quale la lettura, la visione di un film, ecc.
    * Reazioni fisiche - Problemi di stomaco, senso di nausea, stanchezza.
    * Disperazione - E' difficile accettare i fatti attuali e non si riesce a pensare al futuro in modo adeguato.
    * Colpa -Si ha senso di colpa ad esempio per essere sopravvissuti quando un'altra persona è morta o ferita gravemente. C'è una tendenza a colpevolizzarsi per non avere fatto a sufficienza. E' comune dirsi: "Se io solo avessi......"
    * Vulnerabilità - Paura del futuro oppure impazienza e irritazione con gli altri, soprat- tutto con i familiari. Indifferenza verso cose che prima dell'incidente erano molto importanti per la persona. Questo a volte crea incomprensione con gli altri da cui scaturiscono ulteriori difficoltà.
    * Il significato della vita - Le persone pensano ripetutamente a quello che è successo per cercare di capire l'evento. In alcuni casi i pensieri sulla causa dell'evento e sulla vicinanza della morte e la vita sono molto comuni. Il senso della propria invulnerabi- lità scompare. Tutto è incerto, soprattutto se e quando può succedere nuovamente.

La durata di queste reazioni è diversa per ogni persona. Per alcuni la situazione si norma- lizza dopo poche settimane, per altri ci vuole più tempo. Se sono troppo intense e durano per molto tempo è necessario il supporto di uno psicoterapeuta specializzato nei disturbi post traumatici


Il disturbo post traumatico da stress

Sovente chi ha vissuto un'esperienza traumatica può non cogliere la connessione tra l'evento e  i sintomi e quindi corre il rischio di non essere aiutato oppure diagnosticato per una patologia diversa, come una depressione o un generico disturbo d' ansia, e di conseguenza essere curato in modo inadeguato da un punto di vista sia farmacologico che psicologico.
Riconoscere la relazione tra l'evento traumatico e i sintomi ha di per sé una valenza terapeutica, restituendo significato a  una sintomatologia complessa e confusa che disorienta il paziente e i suoi famigliari.
Per capire le reazioni che avvengono a seguito di un trauma è necessario partire dal sintomo dell'aumentata eccitazione: questa è l'espressione patologica di una risposta fisiologica al pericolo. Infatti ognuno di noi, posto di fronte al pericolo, prova reazioni  fisiologiche naturali di eccitazione, concentrazione e reazioni psichiche quali la paura e la rabbia, che servono ad attivare una risposta adeguata: la resistenza efficace o la fuga. Quando la resistenza e la fuga non sono possibili, si instaura il trauma, che porta ad un sovraccarico di risposta emotiva e ad una disorganizzazione del normale stato di coscienza.

Il trauma  sopraffa il normale sistema che il soggetto utilizza per fronteggiare gli eventi spiacevoli e per integrarli, attribuendo un significato.

Il sistema difensivo, posto nell'impossibilità di funzionare, mette in atto un persistente evitamento, inteso come un continuo sforzo per evitare pensieri o attività associate al trauma , con la conseguenza di incapacità di ricordare, ritiro emotivo, diminuito interesse verso attività, incapacità progettuale, estraneità affettiva.

La diagnosi del disturbo post traumatico da stress è stata formulata a partire dalle osservazioni svolte sui reduci dal Vietnam e sulle donne vittime di stupro ed ha evidenziato che il trauma psichico produce sintomi mentali ed emotivi che compromettono gravemente la capacità di avere relazioni sociali soddisfacenti, di lavorare, di vivere.

Queste persone hanno sia  una forte reattività fisiologica (ansia, paura, tremito, batticuore, eccitazione nervosa) non presente prima del trauma, stato che può produrre  insonnia, difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, incubi, che uno stato di apatia e di estraneità dal mondo.  Altri sintomi sono: esagerate risposte di allarme, irritabilità, difficoltà a concentrarsi sui compiti, momenti dissociativi, disturbi alimentari, sensazioni di estraniamento dal mondo e depressione.  Se il disturbo post traumatico da stress non viene curato, può portare nell'adolescenza o nell'età adulta all' abuso di droga o alcool, ad atti delinquenziali, a comportamenti perversi o aggressivi, a tentativi di suicidio.


Cristina Roccia


Il crollo del ponte Modandi di Genova agosto 2018. L'intervento dei terapeuti EMDR con le persone traumatizzate


Le persone che in qualche modo, direttamente o indirettamente, sono state coinvolte nel crollo del ponte di Genova hanno riportato un trauma importante, con sintomi tipici del disturbo post traumatico da stress. Nelle parole di un giornalista del giornale TPI la descrizione dell'intervento fatto degli psicologi dell'associazione EMDR Italia.

" Nelle parole degli sfollati ritorna l’idea di una sorte ingiusta, evitabile: “Se fossimo fuori casa per un terremoto, sarebbe stato altrettanto difficile, ma l’avremmo accettato con più facilità. Tutto questo invece poteva essere evitato, doveva esserlo”, afferma una sfollata.
Il trauma segna le vite delle centinaia di persone finite in strada. È per questo che, accanto ai volontari della Croce rossa, accanto agli scout che ogni giorno arrivano in via Fillak per assistere gli sfollati, ci sono gli psicologi di Emdr (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).

L’associazione nasce proprio per intervenire a livello emergenziale sui casi di stress post traumatico. E così i 40 psicoterapeuti specializzati in interventi d’emergenza, dalla fase acuta, alle fasi successive fino a novembre, si muoveranno tra il presidio di Buranello e quello di via Porro.
Come spiega il presidente Isabel Fernandez, “a Genova sono state molte le persone che hanno chiesto e ricevuto supporto psicologico. C’è stata molta richiesta, il che vuol dire che c’è consapevolezza che esistono bisogni di natura psicologica in queste situazioni”.
I terapeuti intervengono sul processo di elaborazione della paura, della perdita della casa, delle difficoltà che il crollo del ponte ha creato in un mondo che prima funzionava. “La sensazione di impotenza e di perdita del controllo su quello che stava succedendo è una fase profonda e intensa delle reazioni da stress”, spiega ancora Fernandez.

Gli psicoterapeuti sono intervenuti su diversi tipi di popolazione: i sopravvissuti, ma anche le famiglie delle vittime, le persone che erano sul ponte e si sono salvate, i soccorritori, chi viveva nella zona rossa e ora è stato evacuato, perdendo la loro quotidianità.

Manuela il 14 agosto alle 11.50 stava attraversando il ponte Morandi insieme a Nicola, suo figlio di 11 anni. Attraversava il viadotto come era abituata a fare più volte al giorno, da sempre. “Pioveva tantissimo quella mattina. Ho visto il camion davanti a me inchiodare, poi le doppie frecce. Ho pensato che fosse il solito traffico. Quando ho visto l’autista corrermi incontro urlando che il ponte era crollato, non riuscivo a realizzare”.
Poi Manuela ha visto le altre auto in coda in retromarcia. Lungo il ponte, solo panico e terrore. “Ho iniziato a realizzare soltanto quando ho visto le macerie in tv. Saremmo potuti esserci io e mio figlio in fondo al Polcevera, ci siamo salvati per pochi metri”.
Nei giorni successivi al crollo del viadotto, Manuela non dormiva più, continuava a vedersi davanti agli occhi quell’uomo che le correva incontro urlando, le macerie e la disperazione. “Lì sono morte persone che conoscevo. Anche il più forte del mondo non resisterebbe a una cosa del genere”.
Per questo, appena ha saputo del centro di psicologi di Buranello, Manuela non ha esitato a chiedere aiuto. “Mi hanno aiutata a elaborare la tragedia, mi hanno dato le risposte di cui avevo bisogno e hanno liberato il mio cuore da questo peso enorme”. Dopo una settimana e alcuni incontri con gli specialisti, Manuela è riuscita a salire di nuovo in macchina: “Ogni volta che attraverso un ponte ho paura, ma ora il terrore non è più quello di prima”...... "


L'intervista alla donna che quel giorno è scampata allla mort4e per una manciata di secondi è visionabile su You Tube.
Nelle parole della donna che ha potuto salvarsi per essere arrivata pochi secondi dopo il crollo la descrizione di quali possono essere le conseguenze psicologiche di un simile evento e di come un intervento EMDR possa essere utile per alleviare i sintomi intrusivi del trauma che continuano e ripresentarsi nelle settimane e nei mesi successivi.

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